Mariolina 3° Diario

 

Per questo terzo incontro la partenza è diversa: lasciamo da parte la pagina scritta (la riprenderemo dopo) e iniziamo a raccontare la fiaba guardando i bambini negli occhi, senza insistere, ma comunque incoraggiandone il coinvolgimento e l’attenzione allo sviluppo delle sequenze.

I nostri racconti sono sempre brevi e studiati per proporre i pochi avvenimenti in modalità accessibile, alternando meraviglia e prevedibilità; tutti elementi finalizzati a facilitare la comprensione, ma al tempo stesso a sviluppare anche l’interesse per “come andrà a finire”, senza di che non c’è buon dicitore che tenga, il divertimento cade e i bambini tendono a distrarsi.

L’obiettivo centrale della prima fase del nostro laboratorio, la narrazione, consiste nel proporre ai bambini una storia che li rassicuri e al tempo stesso che a loro piaccia, per potenziare l’atteggiamento più arduo nei piccolissimi, la concentrazione. Oggi la otteniamo facendo a meno del libro e dando al racconto i tempi suggeriti dalla platea. I bambini ascoltano, intervengono, toccano le figurine.

Solo in un secondo momento compare il teatrino, in una serie di azioni tutte descritte ai bambini: apertura delle ante, fissaggio a terra, posizionamento del telo nero di fondale, per dare rilievo a quello che sulla piccola scena si svolgerà: i bambini seguono attentamente le operazioni e in questo modo entrare in teatro significa per loro entrare nei personaggi. Non è un caso, infatti, che si dia vita a scenette in cui i personaggi tenuti dai bambini non si limitano a muoversi, ma recitano piccole battute, brevissime ma preziose prove di immedesimazione.

E’ la volta dell’animazione, anch’essa gestita secondo l’obiettivo di immettere i bambini in un clima di pace rilassante, ottenuta sottolineando i movimenti con suoni lievi, molto naturali, evitando melodie troppo insistenti. Il bastone dell’acqua fa miracoli, sia per produrre echi sia per essere manovrato con facilità dai bambini stessi.

Sul mare di raso azzurro compaiono palline e rami di corallo, a formare percorsi che imitano con efficacia i meandri marini. Un ambiente molto stimolante per i bambini, che a loro volta si fanno venire idee anche diverse da inserire e sono soddisfatti perché queste sono sempre assecondate e realizzate.

Anche in questa fase del laboratorio l’obiettivo coincide con l’equilibrio tra l’aderenza alla storia, che deve essere raccontata anche con i movimenti, per rimanere impressa, e la tenuta del gruppo, assai impegnativa data l’età, senza trascurare il divertimento, molla fondamentale per mantenere i bambini nella dimensione giusta per apprendere.

Lo spazio viene poi di nuovo liberato e chiediamo ai piccoli cosa secondo loro verrà. Loro già lo sanno, ormai si sono appropriati della sequenza e osservano i movimenti nostri, per sistemare i tavoli, agendo a loro volta, per portare le seggioline. Anche la preparazione dell’ambiente diventa parte del laboratorio, come allenamento a prevedere le sequenze: tutto è racconto.

Si parte con le figurine e questa volta si affrontano i due antagonisti della storia, polpo e pescecane. Le trasformazioni suggerite partono proprio dai loro caratteri: al polpo, il buono, si fanno tanti riccioli usando come forme le piccole dita di ciascuno; al pescecane, il cattivo, si mettono tanti denti.

E anche il laboratorio di figure rafforza con evidenza il senso della storia e aiuta i bambini a raccontare.

A sabato prossimo per l’ultima puntata di questa prima Bella Storia.